Nell’ultimo numero de L’espresso si può leggere l’inchiesta «Così ho avvelenato Napoli». Il lavoro giornalistico, appena arrivato in edicola, assume però un risvolto giudiziario: sono state perquisite dai militari della Guardia di Finanza, la redazione del settimanale e le abitazioni dei giornalisti Gianluca Di Feo ed Emiliano Fittipaldi. La perquisizione, che ha portato al sequestro di computer e documenti, è stata disposta dalla procura di Napoli. L’inchiesta del settimanale riporta le confessioni dell’imprenditore Gaetano Vassallo, sullo smaltimento dei rifiuti tossici in Campania per conto della camorra. Le dichiarazioni di Vassallo coinvolgono politici e funzionari locali, sindaci e manager di enti locali, ma anche il sottosegretario all’Economia, Nicola Cosentino. L’azione della magistratura preoccupa il mondo del giornalismo. Solidarietà ai giornalisti coinvolti e alla redazione de L’Espresso, arriva dall’Ordine Nazionale dei Giornalisti che giudica la perquisizione un «atto poco rispettoso del lavoro di chi si impegna a informare». Lorenzo Del Boca, presidente dell’ordine, si congratula con la testata e i giornalisti, per «un servizio efficace, documentato, completo che apre scenari di luce e di verità» in quanto «raccontare come è stata inquinata Napoli con i rifiuti tossici è servizio non solo indispensabile ma, addirittura, meritorio». Del Boca poi si rivolge alla società civile spronandola a sostenere i giornalisti più coraggiosi che devono essere «protetti da atteggiamenti aggressivi di chi vorrebbe togliere loro la penna per armarli di bavaglio».
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78949